93) Severino. Il tramonto del senso dell'Essere.
Emanuele Severino (1929), filosofo che si distingue per il rigore
teoretico del suo pensiero, ritiene che l'intera storia
dell'Occidente sia stata condizionata dalla concezione greca del
divenire, inteso come sparire nel nulla. Per difendersi dalla
paura che ne deriva, gli occidentali hanno inventato dei
palliativi, come la stessa razionalit, la religione e attualmente
soprattutto la scienza. La sua proposta consiste nel negare la
radice stessa della paura e della morte dimostrando
l'irrazionalit della concezione greca del divenire. Il divenire
non esiste.
In questa lettura il filosofo non propone sol-tanto un ritorno a
Permenide, ma nega piuttosto tutta la metafisica occidentale, che
pure ha fatto dell'opposizione fra essere e nulla il suo oggetto
fondamentale: ci che  mancato alla filosofia dell'Occidente 
stata la capacit di cogliere il carattere dinamico dell'essere,
la sua forza di opposizione al nulla; ponendo sullo stesso piano
essere e nulla, la cultura occidentale ha tolto la forza (il
senso) dell'essere e ha elevato il nulla alla dignit dell'essere.
E. Severino, Ritornare a Parmenide (1964).
La storia della filosofia occidentale  la vicenda
dell'alterazione e quindi della dimenticanza del senso
dell'essere, inizialmente intravisto dal pi antico pensiero dei
Greci. E in questa vicenda la storia della metafisica  il luogo
ove l'alterazione e la dimenticanza si fanno pi difficili a
scoprirsi: proprio perch la metafisica si propone esplicitamente
di svelare l'autentico senso dell'essere, e quindi richiama ed
esaurisce l'attenzione sulle plausibilit con cui il senso
alterato si impone. La storia della filosofia non  per questo un
seguito di insuccessi: si deve dire piuttosto che gli sviluppi e
le conquiste pi preziose del filosofare si muovono all'interno di
una comprensione inautentica dell'essere.
 [...].
Eppure  proprio nei pochi versi del poema di Parmenide che si
nasconde la parola pi essenziale e pi dimenticata di tutto il
nostro sapere. Per rintracciarla non si richiede quel sommovimento
delle discipline filologiche che la lettura heideggeriana
pretende, ma un sommovimento ben pi profondo e pi ardue, quello
cio che porta alla comprensione della forza invincibile di un
discorso che da millenni  saputo e pronunciato, ma che, appunto,
non  pi stato capito. Non si tratta allora di dare significati
nuovi alle parole (quasi che riportando l'essere alla presenza ci
si trovasse di fornte a qualcosa di pi evidente dell'essere), ma
di pensare quelli vecchi, ridestarli, e in questo senso,
certamente, rinnovarli sino alle ultime sorgenti.
sti gr enai, medn d'ouk stin (frammento 6, versi 1.2). Le
parole son pur sempre queste, che in varie guise ritornano
insistenti nel poema. Il gran segreto sta pur sempre in questa
povera affermazione che L'essere , mentre il nulla non . Nella
quale non si indica semplicemente una propriet, sia pur quella
fondamentale, dell'essere, ma se ne indica il senso stesso:
l'essere  appunto ci che si oppone al nulla,  appunto questo
opporsi. L'opposizione del positivo e del negativo  il grande
tema della metafisica, ma esso vive in Parmenide con quella
sconfinata pregnanza che il pensieo metafisico non sapr pi
penetrare.
E. Severino, Essenza del nichilismo, Adelphi, Milano, 1995, pagine
20-21.
